Magic Box n.27, 11/6/2015

Grazie a Marco Camalleri, a Vincenzo La Franca (l’ospite di questa puntata) e a tutti gli ascoltatori!

Il racconto di Marco

GO GET A LIFE
Al fischio finale il silenzio fu raggelante. Il terrore si era diffuso al goal di Neymar e si era concretizzato dopo qualche istante.

Amalia deglutì ed emise un flebilissimo «ma finì? O c’è recupero?»
Nessuno rispose. La domanda era fin troppo scema.
Peppuccio completò il viraggio al viola rigor mortis provocato della prolungata apnea e Paolino lo osservava provando a immaginare la sua nuova vita da orfano.
Silenzio.
Anche Mimì, seppur troppo piccola per capirne di calcio, stava immobile, mentre sullo schermo  passavano le immagini dei blaugrana in festa. L’aria era troppo pesante anche per lei e capiva che era meglio stare buona in attesa del decesso.
Nonno Pietro non provava nemmeno a girare la testa. Sul due a uno aveva rischiato l’eutanasia saltando dalla poltrona e staccando il tubicino di silicone collegato alla bombola. In testa sua passavano tutte le partite perse dal suo Palermo per colpa di quei ladri di… Prima di finire il discorso pensò che era meglio evitare anche i pensieri per trascorrere in pace quelle ultime ore di vita del genero.
Il telefono squillò e Amalia si alzò a rispondere. Dopo un lunghissimo minuto tornò con il cordless in mano.
«Peppuccio… è Totuccio… ci dico che chiami dopo?»
Il cadavere scosse la testa in segno di no.
«No che non ci vuoi parlare?»
La testa si scosse in un sì.
«Sì che ci vuoi parlare o sì che no…» si interruppe sul movimento repentino di testa e mano a ricevere la cornetta. Peppuccio doveva essere ancora vivo, sebbene in evidente stato di decomposizione per caldo afoso, doccia arretrata e terrore fottuto. Mimì felice battè le mani inconsapevole, mentre Peppuccio ringraziava il Signore per la resurrezione. Il nonno si godeva il suo ossigeno e pensava gongolante a quel cornuto di Gonella.
Con voce tremante Peppuccio esordì con un «non lo so Totuccio, domani mi do malato.»
Silenzio.
«Totuccio ti dissi che non lo so! Io comunque domani mi faccio ricoverare, ma con Vassallo non ci voglio manco parlare.»
A casa Vassallo intanto, Evaristo e Filomena, i due figli adolescenti, provavano a trattenere il padre dallo spiccare un salto nel vuoto. La moglie Maddalena urlava e si disperava. Mentre Piero Vassallo, ripeteva a cantilena una sola frase: «fanghi! Siete un pugno di fanghi!»
Totuccio Passanisi intanto aveva terminato il milleduecentotrentunesimo giro intorno al tavolo della cucina e ne stava iniziando uno nuovo. La moglie Domenica detta Mimma, al millesimo aveva smesso di inseguirlo e si era seduta. Totuccio farneticava disperato.
«Perché quella cosa inutile di Peppuccio per forza gli doveva fare vedere la bolletta. Vince la Giuve! Sicuro! E risate! Così se perde sono felice, se vince di più! Cretino tu e pure io che t’ho fatto la giocata. Vassallo prima ci ammazza a noi e poi si butta dal balcone lui.»
Filippo Passanisi, detto Fifì, tredici anni interista come lo zio Michele, guardava il padre disperato, mentre sul tablet, regalo della prima comunione, litigava con uno sconosciuto di sessantaquattro anni. Lo aveva visto su facebook e cercava disperatamente di carpire l’indirizzo del bambino, fingendosi un vero supersajan. Il tutto per raggiungerlo e strappargli la maglia del Barca, regalo della zia Adele dalla Spagna.
Lo zio Michele invece postava foto del suo sedere con le tre dita del triplete dipinte blue e nero. Le metteva sul profilo del parroco don Mariano che in maglia bianconera, sparava bestemmioni, provando a esorcizzare Adele, la perpetua romanista, con spicchi di aglio conficcati nelle narici. La povera signorina Adele, settantasette anni, mostrava chiari segni di cianosi mentre disperata dito medio in resta, inviava a qualcuno il selfie alla pupone, con il prelato indemoniato dietro.
Angelo Fiumara, juventino doc, spense la TV. Al piano di sopra si sentivano urla, schiaffi e cose di ceramica che si rompevano. Prese l’ultimo sorso di birra dalla bottiglia e si girò verso Sara: «e niente, quindi hai vinto tu. A quanto pare devo pagare pegno». Sara si alzò e si mise davanti a lui: «sì, sì!» e con un gesto gli porse la maglia blaugrana che aveva tenuto tutta la sera.
Al piano di sotto Totuccio era al tremilaseicentonovantatreesimo giro.
Sara, sotto la maglia, non indossava niente.

Message in a Bottle

Vincenzo La Franca ci ha presentato il brano “Apapaia” dei Litfiba.

 

LA POESIA DEL GIOVEDI’ di TOT

Mentre passeggiavo nei miei possedimenti, ho sentito un forte dolore alla testa. Certo che si trattasse di un ictus, mi sono steso aspettando la morte. Tre ore dopo, non era successo nulla. Mi sono rialzato e ho messo subito su carta le mie considerazioni. Come finirà il mondo? Come si estinguerà la razza umana? Ecco dunque la prima parte del mio personale libro dell’apocalisse: “Apocalipse now”.

APOCALIPSE NOW

Io vedo
il fratello che ucciderà
il proprio fratello.
Io vedo le madri che uccideranno
i loro figli.
Io vedo i figli che uccideranno
le loro madri .
Io vedo i padri che uccideranno
gli altri padri, ma solo perché la moglie
degli altri padri è più bonazza.
Infine i nonni non uccideranno nessuno
e andranno a giocare a briscola nei bar
bevendo e sfumazzando, spassandosela
tutte le sere.
Io vedo
i fornicatori perire spruzzati
dal DDT tra pianto e stridor di denti.
Io vedo
i mari neri, morti e senza vita
che sciaborderanno sulle spiagge avvelenate.
(Questa però non è diversa dall’attuale situazione
dei nostri litorali alla luce degli ultimi monitoraggi)
Io vedo
gli uomini che si ciberanno
di altri uomini, alla faccia della
Guida Michelin.
Io vedo
città abbandonate, ricolme di rifiuti
con derelitti che si aggirano senza meta.
(Tipo in Agosto, ma peggio)
Io vedo
il postino che prende a martellate
la mia copia di “Urania” per farla passare
nella fessura della cassetta, quando è
evidente che un paperback di 13×20 non potrà
mai essere introdotto in una fessura da 11×2.
Io vedo
fiumi di lava incandescente
che si abbatteranno sul mio vicino di casa
proprio nel momento in cui sta per infilarmi
nel tergicristallo uno dei suoi soliti biglietti
del cazzo che ho parcheggiato male la macchina.
Io vedo
l’erba che muore, e con essa tutte le graminacee e solanacee
e le piante da frutto, e i vegani, volenti o nolenti
faranno la fila al Mc Donald per comprarsi un Big Mac.
Io vedo
dalla finestra, la mia vicina di casa
che sta facendo pulizie di casa, nuda.
(Non c’entra con l’apocalisse, ma mi ci è
caduto l’occhio).
Io vedo
il sole che si spegnerà,
e l’umanità al buio, si aggirerà brancolando con le
braccia tese e qualche furbacchione ne approfitterà
per palpeggiare le tette delle ragazze.
Io vedo
che l’asse terrestre si inclinerà
e tutti cammineranno sbiechi
e ci sara pianto e stridor di denti, ma
anche sforzi di vomito perché
camminare fuori baricentro è come
non avere un centro di gravità permanente.
(TOT)

FINE PRIMA PARTE

 

Lettura della settimana da “La compagnia dei Celestini” di Stefano Benni

Scaletta

  1. Franz Ferdinand – You Could Have It So Much Better (02:41)
  2. Ornella Vanoni / Vinicius de Moraes – La Voglia la Pazzia (02:53)
  3. Litfiba – Apapaia ( Remix ) (04:59)
  4. Soul Music Collection – Fontella Bass / Rescue Me (02:56)
  5. David Bowie – Ashes To Ashes (03:37)
  6. Franco Battiato – Cuccurucucu (04:10)
  7. Adele – Rumour has it (03:43)
  8. Carole King – So Far Away (03:55)

Alla prossima!

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