Magic Box n.24, 14/5/2015

Grazie a Marco Camalleri, a Fabio Cardella (l’ospite di questa puntata) e a tutti gli ascoltatori!

Il racconto di Marco

MINA
Mina scelse la strada lunga, anche se era poco più di una trazzera di campagna srotolata alla bell’e meglio tra siepi spelacchiate e pezzi di water e mattonelle scaricate in fretta sul ciglio. Teneva un pugno chiuso, raggomitolato su qualcosa di carta, e procedeva seria seria. Superato il lampione si infilò in un buco di una recinzione che delimitava un nulla: solo sterpaglie crude prima della stradella che dritta dritta portava al muretto.

Il vecchio era lì, non l’aspettava ma c’era, perché sapeva che Mina sarebbe passata, come al solito con il muso tirato e il pugno chiuso. E la lacrima minima a ricordare che in fondo era triste. Per vari minuti non si dissero niente; osservavano il panorama noioso della periferia in silenzio, auto scassate attraversare il paesaggio. Aspettavano forse che la piccola goccia sul viso si asciugasse da sé. Fu il vecchio a muoversi per primo, mettendole sotto gli occhi la mano sinistra spalancata . Mina la guardò, alzò gli occhi verso il viso abbronzato dell’uomo e liberando il suo di pugno depose la palla di carta bianca sul palmo.
«Quanto?» – le chiese.
«Tre» – rispose Mina sottolineandolo con mignolo, anulare e medio alzati.
«Che era?»
«Saggio breve!»
«Cioè?»
«La madre?»
«Di chi?»
«Boh! C’erano dei pezzi di gente famosa.»
«E chi cumminasti?»
«Ci ho parlato di mia mamma, manco li ho letti quelli famosi e mezzo l’ho scritto in francese.»
Il vecchio chiuse il palmo sulla carta ancora calda del tepore di Mina e rimase ancora silenzio. C’era fumo di stigghiole che si alzava vicino al ponte e ogni tanto una zaffata arrivava sino a loro.
«Ti riporto a casa Mina» – disse alzandosi in piedi.
La ragazzina non proferì sillaba, ma si mise accanto al vecchio seguendo il tracciato del viottolo verso le costruzioni ingiallite sotto di loro. Ogni tanto sfiorava il pugno dell’uomo chiuso sul foglio appallottolato del compito. Ma non era un gesto casuale, aveva bisogno di sentire vicino un corpo Mina, voleva mimare una carezza buona di uomo. Solo questo, e così sfiorava timida quella mano contentandosi di quel gesto furtivo.
Davanti al basso i due si fermarono. La tenda era tirata e poco distante una Punto verde acqua ingombrava la strada. Mina osservò perplessa la scena e il vecchio, quasi a chiedere il da farsi.
«Aspettiamo!» – disse l’uomo poggiandosi al cofano – «avi chi ffari.»
Passò un quarto d’ora prima che dalla tenda uscisse un tipo secco secco, con la faccia di fesso che li guardò male, nel dubbio che il cofano avesse retto il peso dei due. Dietro, aggiustandosi la vestaglina a quadretti bianchi e rossi, spuntò pure una donna che guardò per un attimo Mina e subito dopo il vecchio con una smorfia di domanda.
«Tutto a posto Shamira! La solita camurria dell’italiano.»
«Domani ci passi tu da scuola?» – fece la donna.
«Vedi che prima o poi ci sgamano a tutti e tre.»
«Sì vabbè, quelli che vuoi che capiscono.»
«Shamira, a me mi sentono Anemia, e voi siete belli nivuri. Secondo te ancora non l’hanno capita la situazione?»
«Ma io come faccio? Se mi pigliano lo sai come finisce!»
Il tipo con la faccia di fesso si era allontanato alzando la polvere dello sterrato con le gomme e Mina se ne stava in disparte a guardare il pugno con dentro il suo tema bocciato. Il vecchio la guardò. Si guardo la mano serrata e fece segno di sì con la testa.
«Mina, domani al solito orario che devo parlare con la professoressa. Vediamo se ci posso inventare qualche cosa di nuovo.»
Poi girandosi verso Shamira – «però è l’ultima! Te lo dico!»
Il vecchio diede una carezza alla ragazzina sulla testa e riprese al contrario la strada. Mezz’ora di polvere e rifiuti, fino alla piccola costruzione su due piani. Dentro, sulla poltrona Vice’ provava a seguire un programma idiota alla TV. Lo salutò con un cenno e si diresse verso la branda all’angolo. Da sotto la rete tirò fuori una raccoglitore di quelli con gli anelli da ufficio. E finalmente liberò dal pugno la palla di carta. Con calma la svolse, lisciandola sul tavolo di fòrmica della cucina. Poi con cura lo infilò in una busta trasparente con i buchi, un sudario di plastica dal quale spuntava la calligrafia minuta di Mina e il tre rosso fuoco, incisi sulla carta maltrattata.
Vice’ si voltò a guardare la scena, mentre in TV uno aveva perso tutto per una parola sbagliata.
«Come andò stavolta?»
«Tre, Vice’»
«E su che era?»
«La madre.»
Vice’ torno a guardare la TV, ma quasi tra sé sentenziò – «Sempre la pulla?»
Il vecchio posò il raccoglitore sotto il letto e si stese. Doveva riposare che l’indomani a scuola doveva parlare con quella: – «Sì la pulla! Quella d’italiano!»

Message in a Bottle

Fabio ci ha presentato il brano “” di .

 

LA POESIA DEL GIOVEDI’ di TOT

Anche oggi si torna al mio tema preferito: le rimembranze scolastiche, l’amore sui banchi di scuola, tra quaderni, penne, pennarelli, evidenziatori, astucci, righelli, agende, ecc. Ecco quindi: “Prima liceo”

PRIMA LICEO

Eravamo in prima liceo.
Ti vedevo all’entrata della scuola
tutti i giorni.
Volevo dirti che mi piacevi moltissimo
ma temevo un tuo rifiuto.
Poi un giorno (mi parve una buona idea) ti dissi:
“Ciao Maria*, ti aiuto a
portare il tuo zaino?”
“Grazie, sei gentile
oggi abbiamo una lezione di geologia
e ho lo zaino pieno di grosse pietre”.
Mi mettesti il grosso zaino sulle spalle.
Ci furono vari tentativi di avanzare senza successo,
varie false partenze, ondeggiamenti,
barcollamenti
in mezz’ora ero avanzato di
quindici centimetri nel corridoio (tra le urla di incitamento
di tutta la scuola compresi i bidelli e il preside).
Alla fine caddi di schiena
trascinato dal peso dello zaino.
Restai così,
come una tartaruga rovesciata
senza riuscire a sfilarmi
quel mostruoso carapace
dalla schiena.
Quel giorno il significato di
“colossale figura di merda”
prese delle sfumature completamente nuove.

(TOT)
*A quei tempi le ragazze si chiamavano così,
e non Jessica, Shayla, Allison, Elettra, Lisbeth,
come adesso.

Lettura della settimana da “Venivamo tutte per mare”,  di Julie Otsuka

Scaletta

  1. Richard O’Brien, Patricia Quinn, Little Nell & Cast – The Time Warp (03:19)
  2. U2 – The Unforgettable Fire (04:56)
  3. Kevin Johansen – Guacamole.mp3 ( 4:59)
  4. Who – Pinball Wizard (03:01)
  5. Zucchero – Pippo (04:44)
  6. The Eagles – Tequila Sunrise (02:54)
  7. The Cardigans – My Favourite Game (03:40)
  8. Van Morrison With Georgie Fame – Who Can I Turn To? (04:02)

Alla prossima!

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